“Diamo ai bambini la possibilità di giocare con gli oggetti e vedremo presto con quanta ricchezza di inventiva, libertà, autentica capacità di pensiero, esplosività interpretative e fecondità di vocabolario i bambini lo sapranno fare”
Loris Malaguzzi
Nella scuola dell’infanzia, il cosiddetto lavoretto, ovvero le attività manuali per la creazione di piccoli oggetti realizzati dai bambini, rappresenta molto più di un semplice prodotto da portare a casa. In realtà il lavoretto ha una forte valenza educativa, cognitiva ed emotiva.
Uno degli aspetti principali del lavoretto è lo sviluppo delle abilità manuali. Attività come ritagliare, incollare, colorare e modellare stimolano la motricità fine. Il bambino, attraverso queste esperienze, impara a coordinare i movimenti della mano e degli occhi, migliorando precisione e controllo. Il lavoretto è uno spazio privilegiato per l’espressione individuale. Anche quando il compito è guidato dall’insegnante, ogni bambino interpreta l’attività in modo unico, scegliendo colori, forme e composizioni. In questo senso, il prodotto finale diventa una manifestazione della personalità, delle emozioni e della visione del mondo del bambino.
Non è tanto importante il risultato estetico, quanto il processo creativo che consente al bambino di sentirsi competente e valorizzato. Realizzare un lavoretto, soprattutto se legato a una ricorrenza, permette al bambino di riflettere sulle relazioni affettive (famiglia, amici, insegnanti). Preparare un oggetto da regalare sviluppa empatia, capacità di donare e consapevolezza dell’altro.
Inoltre, lavorare insieme ai compagni favorisce la cooperazione, il rispetto dei tempi e dei materiali comuni.
Portare a termine un lavoretto, anche semplice, dà al bambino un senso di soddisfazione. Mostrare il proprio lavoro ai genitori rafforza l’autostima e il senso di efficacia personale. Il bambino percepisce di essere capace di creare qualcosa di concreto.
È importante, tuttavia, sottolineare un aspetto critico: quando il lavoretto è eccessivamente guidato o standardizzato (tutti uguali, già preparati dall’adulto), si rischia di ridurne il valore educativo. In questi casi il bambino diventa esecutore passivo, perdendo l’occasione di sperimentare e creare.
Nel corso di quest’anno scolastico, la sezione ROSSA ha attribuito al lavoretto una funzione particolarmente significativa, trasformandolo in un ponte tra scuola e famiglia attraverso la riscoperta dei giochi analogici tradizionali, spesso definiti “antichi”. Attraverso la costruzione di semplici giochi tradizionali (come Memory di Natale, il Gioco della gentilezza, il Tris per la festa del papà, Il gioco dell’oca di Pasqua e la Dama per la festa della mamma), i bambini hanno avuto l’ opportunità di entrare in contatto con forme di gioco meno tecnologiche ma ricche di significato. L’obiettivo non è stato semplicemente quello di realizzare un prodotto, ma di restituire valore al gioco come esperienza condivisa, capace di unire generazioni diverse.
Questi “lavoretti-gioco” diventano così strumenti di trasmissione culturale, occasioni per scoprire come si giocava “una volta”, opportunità per comprendere che il divertimento non dipende dagli strumenti tecnologici, ma dalla relazione e dalla partecipazione.
Un elemento centrale del progetto è stata la dimensione domestica: i giochi realizzati a scuola sono stati portati a casa con l’invito esplicito a essere giocati insieme ai familiari. Il lavoretto diventa così un oggetto e un’occasione relazionale, che stimola momenti di incontro tra genitori, nonni e bambini, un pretesto educativo, che invita gli adulti a rallentare e dedicare tempo di qualità e uno strumento per valorizzare la memoria familiare, poiché spesso i nonni o i genitori riconoscono quei giochi e li raccontano.
In questo senso, il bambino non è solo destinatario di apprendimento, ma diventa mediatore attivo tra scuola e famiglia.
Come in ogni attività significativa della scuola dell’infanzia, ciò che conta non è tanto il prodotto finale, ma il percorso: progettare il gioco, conoscere e scegliere materiali, costruire, imparare a giocare e, infine, condividere con gli altri.
Nel percorso della sezione ROSSA, l’introduzione di momenti di autovalutazione da parte dei bambini rappresenta un elemento pedagogico di grande valore, strettamente connesso sia alla costruzione del gioco analogico sia alla sua successiva condivisione in ambito familiare. Il bambino prende consapevolezza del proprio processo attraverso semplici domande guidate (ad esempio: “Mi è piaciuto costruire questo gioco?”, “È stato difficile?”…), e così riflette sul proprio operato.
L’autovalutazione favorisce lo sviluppo della consapevolezza metacognitiva, anche in forma iniziale, la capacità di riconoscere difficoltà e successi e la valorizzazione del processo, non solo del risultato. Inoltre aiuta il bambino a interrogarsi sulla funzionalità del proprio lavoro (ad esempio “Il gioco si capisce? Si può usare facilmente? Le regole sono chiare?”). Anzi per il Gioco della gentilezza e il Gioco dell’oca di Pasqua le regole sono state proprio definite dai bambini grandi, che, poi, le hanno spiegate ai bambini più piccoli.
Queste riflessioni, anche molto semplici e mediate dall’adulto, stimolano un primo senso di responsabilità verso il prodotto creato.
Un passaggio fondamentale è che il bambino diventa presentatore e mediatore del proprio lavoro, in quanto deve spiegare come si gioca, raccontare come lo ha costruito e anticipare eventuali difficoltà nell’uso.
Nel progetto della sezione ROSSA, l’autovalutazione si configura come un elemento chiave che trasforma il lavoretto in un’esperienza completa e significativa, che permette al bambino di non essere più solo esecutore, ma di diventare autore consapevole, narratore del proprio apprendimento, protagonista attivo nella relazione tra scuola e famiglia.
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